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Circolo P.D. di San Giuliano Mil.se
Vaccini antinfluenzali, perché non ci sono Stampa
Domenica 15 Novembre 2020

 

Cara Democratica, caro Democratico,


sono giorni di grande sofferenza a Milano e in Lombardia, come ci raccontano i numeri drammatici di chi è mancato, dei contagi e dei ricoverati. E, purtroppo, dobbiamo constatare che alla pandemia si somma una pessima gestione da parte di Regione che sta portando tantissime lombarde e tantissimi lombardi a sentirsi abbandonati. È saltato il tracciamento, Ats non fa più i tamponi ai contatti stretti dei positivi e, ultima ma emblematica, c'è la vicenda dei vaccini.

Siamo quasi a metà novembre e la campagna di vaccinazione antinfluenzale in Lombardia è ancora in alto mare, per non dire che è una vera odissea.
Fin dalla primavera Regione Lombardia aveva indotto dieci gare per avere il giusto approvvigionamento, ma lo ha fatto accumulando errori su errori. Per alcune gare il prezzo richiesto era troppo basso, per altre i quantitativi erano insufficienti (il che ha determinato l’annullamento), altre ancora prevedevano l’acquisto di vaccini non autorizzati dall’agenzia del farmaco AIFA.

Ma facciamo un passo indietro.
È il 5 giugno 2020 quando il Ministero della Salute pubblica una circolare in cui sostanzialmente dice: vista l’attuale situazione epidemiologica relativa alla circolazione del Covid, si raccomanda di anticipare la conduzione della campagna vaccinale antinfluenzale agli inizi di ottobre.

Adesso torniamo all’oggi, in Lombardia, la regione più colpita d’Italia in questa seconda ondata come nella prima.
A fronte di 3,8 milioni di dosi necessarie di vaccini per coprire le categorie a rischio, e quindi anziani, bambini, fragili e personale medico-sanitario, Regione - tramite la sua centrale acquisti Aria spa - è riuscita ad ordinarne 2 milioni e 780mila unità. Ma ad oggi ne risultano arrivate solo 1 su 4, ovvero 792mila, mentre ben 620mila sarebbero attualmente senza autorizzazione all’importazione in commercio. E i medici di medicina generale non potranno prenotare ulteriori dosi prima del 18 novembre.
Ma non è finita qui.

Regione Lombardia è riuscita ad andare anche oltre l’immaginabile.
È successo che il 28 ottobre è stato aperto per appena 24 ore un nuovo bando per 150mila dosi di vaccino. A vincerlo, aggiudicandosi la fornitura, è stato uno studio medico dentistico con sede a Bolzano, aperto (guarda caso) un mese prima del bando. Per vendere questi vaccini alla Lombardia, scrive il Fatto quotidiano , li ha importati dall’India attraverso una triangolazione cinese e un intermediario turco.

Sembrerebbe quasi una barzelletta, eppure è l’ultimo filone di una storia incredibilmente tragica che ha a che fare con l’odissea della campagna vaccinale in Lombardia, di cui sono purtroppo vittime le persone più esposte ai rischi.

Nel frattempo molti cittadini, anche quelli che avrebbero diritto alla gratuità in regione, si stanno rivolgendo al circuito privato: sono disposti anche a pagare pur di proteggersi per tempo per la stagione. 

Nella Regione che conta un quarto dei contagi e un terzo dei morti a livello nazionale quella dei vaccini è l’ultima saga di un fallimento organizzativo e gestionale della sanità pubblica, da parte del Presidente Fontana e del suo assessore al Welfare Giulio Gallera. 

Quanto ti abbiamo illustrato finora, purtroppo, a dispetto di quanto dica questa giunta, è vero.
E non lo diciamo solo noi, lo hanno detto anche 71 sindaci della Città metropolitana di Milano che hanno firmato una lettera (per leggerla clicca QUI) rivolta al Presidente Fontana e all’assessore Gallera, per denunciare il caos sui vaccini e chiedere per quale motivo ATS e Regione Lombardia hanno ignorato la loro messa a disposizione di spazi comunali deputati alla somministrazione vaccinale.

I sindaci sono in prima linea e, benché abbiano davvero poca facoltà di influire nella gestione sanitaria, stanno dando il massimo. Come il nostro Beppe Sala, che ha predisposto l’utilizzo della Fabbrica del Vapore come centro vaccinale rivolto a donne in stato di gravidanza e persone con patologie importanti e ha fatto allestire nel parcheggio di via Novara un Check Point Clinico dove effettuare tamponi rapidi, in modo da poter alleggerire il lavoro delle strutture ospedaliere.

Anche i nostri consiglieri regionali, in tutti questi mesi, hanno provato a far recepire a Regione Lombardia numerose proposte volte a rafforzare la sanità territoriale e a tutelare la sanità pubblica. Purtroppo Fontana e Gallera hanno preferito declinare e andare avanti, soprattutto in tv, a raccontare che nella nostra regione va tutto bene.
Ma quanto dicono è ormai smentito da segnalazioni quotidiane da parte di cittadine e cittadini che ci scrivono dopo essersi scontrati con l’impossibilità di reperire un vaccino o di prenotare un tampone.

Noi non vogliamo però rinunciare a farci sentire, a essere cassa di risonanza di quello che non va e che si può migliorare. Ti invitiamo, a proposito, a tenere d'occhio il nostro sito MailScanner ha rilevato un possibile tentativo di frode proveniente da "news.pdmilano.net" www.pdmilano.it e le nostre pagine social, che aggiorneremo pubblicando proposte alla giunta regionale. 
E ti invitiamo, se ti va, a raccontarci la tua esperienza. Puoi farlo rispondendo a questa mail.

Più forte è la nostra voce di denuncia, più possibilità avremo di essere ascoltati da Regione Lombardia e di dare risposte alle cittadine e ai cittadini lombardi.




 
Ci aspettano settimane difficili, ma non sei solo Stampa
Lunedì 09 Novembre 2020

 

Cara Democratica, caro Democratico,
questa mattina il risveglio di tutti noi è stato all’insegna di nuove limitazioni, di preoccupazioni per tanti e di speranza che questo nuovo “lockdown light” possa migliorare la situazione, che ora nella nostra città metropolitana ci consegna dei numeri drammatici dal punto di vista dei contagi.

 

Il nostro Paese è stato diviso in tre fasce a seconda della gravità della situazione epidemiologica locale: una rossa, una arancione e una gialla, dalla più grave alla meno grave.

La Lombardia, come era purtroppo prevedibile, è stata catalogata come zona rossa, insieme a Calabria, Piemonte e Valle d'Aosta.


Ci aspettano due settimane di quello che è stato definito come una sorta di lockdown leggero, con misure però molto drastiche, che comportano grossi sacrifici e difficoltà per lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti che dovranno tornare alla sola didattica a distanza e persone sole che rischiano di pagare un prezzo molto alto.
Il Governo ha dovuto assumere decisioni difficili e dure per tutelare la salute dei cittadini ma ha anche annunciato ristori più consistenti rispetto a marzo. Ristori che, lo ripetiamo ancora una volta, adesso è necessario arrivino presto per non lasciare nessuno solo nell’affrontare la situazione economica causata dalle chiusure.
Non vogliamo che nessuno si senta inascoltato e per questo vigileremo e, se necessario, raccoglieremo voci di protesta affinché arrivino a chi può dare risposte.

 

In un momento così delicato e non facile per il nostro Paese, e non solo, crediamo che da parte di tutti sia necessario agire con grande responsabilità, all'insegna della collaborazione e nell'interesse unico delle persone.
Purtroppo lo spettacolo indegno a cui stiamo assistendo a livello lombardo ci racconta invece di una Lega che non si smentisce mai.
Ieri, all'indomani dell'annuncio del Governo sulla collocazione della nostra regione nella cosiddetta area rossa, il Presidente Fontana ha usato parole gravissime e ha parlato di “schiaffo ai lombardi”.


Ancora una volta, quindi, Fontana e Gallera anziché lavorare per far uscire la nostra regione dalla situazione in cui si trova, usano il dramma della Lombardia come arma di propaganda politica, per attaccare il governo.
Perché, piuttosto che tentare speculazioni, il governatore della regione che conta un quarto dei contagi e quasi un terzo dei morti nazionali non si rimbocca le maniche per farci uscire dalla zona rossa?
La Lega non fa che reclamare l'autonomia, ma poi quando dovrebbe applicarla si tira indietro.
Lo abbiamo visto nella drammatica gestione della sanità territoriale, sacrificata negli anni, nei vaccini antinfluenzali che mancano, nelle scelte di ATS, ultima quella di impedire i tamponi agli asintomatici, compresi i familiari dei positivi. E, purtroppo per noi lombardi, la lista dei fallimenti sarebbe ancora molto lunga.

 

Davanti a tutto questo continueremo ad essere in prima linea, al fianco delle cittadine e dei cittadini, per denunciare le gravi mancanze di Fontana e della sua giunta, e chiedere un cambio di passo.

 

Saranno settimane complesse anche per la nostra comunità: non potremo ritrovarci nei circoli, organizzare momenti pubblici dal vivo o gazebo per ascoltare e incontrare le persone.

 

Però, ne sono certa, continueremo ad esserci e a fare politica con gli strumenti che ce lo consentono,  attraverso i social network, le piattaforme digitali disponibili, le telefonate e i tanti progetti che sapremo mettere in campo per continuare a essere punto di riferimento non solo nel dibattito e nel confronto politico, ma anche al fianco di chi fa più fatica e non deve essere lasciato solo.

 

Proprio in un momento come questo, di così grave incertezza, paura e anche rabbia, insieme possiamo continuare a fare la differenza.
Al fianco delle persone, delle loro paure e delle loro speranze.

Per qualunque cosa conta su di me e su tutto il PD Milano Metropolitana.

 

Silvia Roggiani

 
Decreto Ristori Stampa
Lunedì 02 Novembre 2020

 

 

 

 

Cara Democratica, caro Democratico,

domenica scorsa il Governo, annunciando le restrizioni contenute nell’ultimo DPCM, ha preso un impegno con le italiane e gli italiani a cui sono stati chiesti ulteriori sacrifici. E giovedì il Presidente Mattarella ha firmato il cosiddetto Decreto Ristori.
Un pacchetto di aiuti da 5,4 miliardi di euro, con contributi a fondo perduto per le imprese coinvolte nelle chiusure, cassa integrazione per i lavoratori interessati, credito d’imposta per le attività in affitto, rinvio del pagamento dell’Imu, sostegno per i lavoratori non dipendenti dei settori interessati e un’ulteriore mensilità di reddito di emergenza per le famiglie più fragili.
Provvedimenti necessari, che provano a dare risposta alla domanda di moltissime categorie di lavoratori costrette a ridurre gli orari dei loro esercizi o, come nel caso di palestre, piscine, cinema e teatri, a interrompere del tutto le loro attività.

Lo scopo dell’ultimo decreto assunto dal presidente Conte ha l'obiettivo di contenere la curva dei contagi in rapido aumento. Sappiamo come, ancora una volta, si tratti di misure estremamente dure, ma è necessario fare di tutto per evitare un lockdown generalizzato che avrebbe effetti ancora peggiori sull’economia. Oggi è difficilissimo trovare il giusto equilibrio per tenere insieme il diritto alla salute con quello al lavoro, e far sì che questi non entrino in conflitto tra loro è una responsabilità enorme e delicata. 

Come ha voluto ricordare la nostra segretaria Silvia Roggiani, questo è il momento dell’unità e della responsabilità da parte di politica e istituzioni. Dobbiamo restare uniti e, soprattutto, non lasciare da soli i cittadini e le cittadini che vivono giorni drammatici, e fare di tutto per dare risposte alle loro legittime preoccupazioni e paure.

Di seguito, ti elenchiamo le principali misure introdotte dal Decreto Ristori:

Contributi a fondo perduto per le imprese e bonifici diretti
Parliamo della misura più sostanziosa, ovvero di 2,4 miliardi di euro. Le imprese dei settori oggetto delle nuove restrizioni riceveranno contributi a fondo perduto con la stessa procedura già utilizzata dall’Agenzia delle entrate in relazione ai contributi previsti dal decreto “Rilancio”. La platea dei beneficiari includerà anche le imprese con fatturato maggiore di 5 milioni di euro (con un ristoro pari al 10 per cento del calo del fatturato). Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi, mentre è prevista l’erogazione automatica sul conto corrente, entro il 15 novembre, per chi aveva già fatto domanda in precedenza. L’importo del beneficio varierà dal 100 per cento al 400 per cento di quanto previsto in precedenza, in funzione del settore di attività dell’esercizio. Bar, gelaterie, pasticcerie, alberghi e case vacanze riceveranno il 150% in più di quanto preso in precedenza.. Ristoranti, cinema, teatri, palestre, piscine e altri impianti sportivi, sale da gioco, centri benessere e termali il 200% in più. Discoteche e sale da ballo, per via della chiusura prolungata, il 400%. 
Proroga della Cassa integrazione
Con un intervento da 1,6 miliardi complessivi, vengono disposte ulteriori sei settimane di Cassa integrazione ordinaria, in deroga e di assegno ordinario legate all’emergenza COVID-19, da usufruire tra il 16 novembre 2019 e il 31 gennaio 2021 da parte delle imprese che hanno esaurito le precedenti settimane di Cassa integrazione e da parte di quelle soggette a chiusura o limitazione delle attività economiche. È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato. La Cassa è gratuita per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione di fatturato pari o superiore al 20%, per chi ha avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e per le imprese interessate dalle restrizioni ancora ben stretto.
Misure per i lavoratori dello spettacolo e del turismo
Sono previste:
- una indennità di 1.000 euro per tutti i lavoratori autonomi e intermittenti dello spettacolo;
- la proroga della cassa integrazione e indennità speciali per il settore del turismo.
Risarciti anche taxi e Ncc
I tassisti e i titolari di noleggio con conducente potranno usufruire di un indennizzo pari al 100% di quanto hanno ottenuto con il DL Rilancio dell'aprile scorso.
Sostegno ai precari dello sport
Per il mese di novembre è prevista una indennità di 800 euro per i lavoratori precari dello sport. Viene inoltre istituito il "Fondo per il sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche e delle società sportive dilettantistiche" nel limite massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2020: sarà destinato all'adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche" penalizzate dall'ultimo Dpcm.
Esonero dal versamento dei contributi previdenziali
Viene riconosciuto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali ai datori di lavoro (con esclusione del settore agricolo) che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa dell’emergenza COVID, per un periodo massimo di 4 mesi, fruibili entro il 31 maggio 2021. L’esonero è determinato in base alla perdita di fatturato ed è pari: al 50% dei contributi previdenziali per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato inferiore al 20%; al 100% dei contributi previdenziali per i datori che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%.
Credito d’imposta sugli affitti
Il credito d’imposta sugli affitti viene esteso ai mesi di ottobre, novembre e dicembre ed allargato alle imprese con ricavi superiori ai 5 milioni di euro che abbiano subito un calo del fatturato del 50%. Il relativo credito è cedibile al proprietario dell’immobile locato.
Cancellazione della seconda rata IMU
La seconda rata dell’IMU 2020 relativa agli immobili e alle pertinenze in cui si svolgono le loro attività è cancellata per le categorie interessate dalle restrizioni.
Lavoratori non dipendenti
Prevista una indennità di 1000 euro una tantum per i lavoratori stagionali, che “non prendono la cassa integrazione perché non sono lavoratori dipendente”.
Reddito di emergenza
I nuclei familiari che erano stati individuati dal decreto agosto come beneficiari del reddito di emergenza lo potranno ricevere anche per novembre. Sono circa 146mila le famiglie interessate, che hanno ricevuto in media 560 euro mensili.
Fondi di sostegno
Il decreto istituisce vari fondi per sostenere alcuni settori particolarmente colpiti. Quello per le associazioni e società sportive dilettantistiche ammonterà a 50 milioni di euro; quello per le agenzie di viaggio e i tour operator è rifinanziato con 400 milioni (prima ammontava a 265 milioni); il fondo per l’editoria, le fiere e i congressi è rifinanziato con 100 milioni, gli stessi che riceverà il fondo per il settore alberghiero e termale; il fondo per l’export e le fiere internazionali è rifinanziato con 400 milioni.



La battaglia per sconfiggere il virus è lunga e dura, e oggi siamo certi che ogni energia debba essere spesa per fermarlo
.
Accanto alle energie necessarie per bloccare la sua corsa, con comportamenti e azioni responsabili, altrettante ne spenderemo per vigilare che nessuno sia lasciato solo. Abbiamo chiesto al Governo di impegnarsi perché le misure messe in campo arrivino rapidamente e facilmente nelle tasche degli italiani.
Vigileremo perché questo accada.

Futura, il blog della Segretaria Silvia Roggiani

Ci sono immagini che ti segnano nel profondo e che non ti lasciano andare. Una di queste, per me, è quella della tavola apparecchiata sul sagrato del Duomo di Milano. E accanto a quella, la paura e la rabbia negli occhi di centinaia di donne e uomini che hanno portato il loro grido di dolore chiuso dentro la frase di una cartello esibito come arma di protesta.
È il volto dei sit-in composti e pacifici che stanno riempiendo le piazze d’Italia.
L’emergenza del Covid19 sta allargando la forbice delle disuguaglianze sociali e aumentando le condizioni di fragilità di moltissime persone. Tanta sofferenza e disperazione non possono essere seppellite tra le immagini di cassonetti divelti e vetrine spaccate da qualche vandalo. Quando chiedi sacrifici enormi come quelli chiesti a centinaia di migliaia di donne e uomini, allora devi essere pronto a dare risposte concrete e in tempi rapidissimi.
Prima che il divario fra nuovi poveri e ricchi sempre più ricchi finisca per diventare un abisso. Prima che intere sacche di popolazione si sentano abbandonate. Non possiamo correre il rischio che altre persone si lascino ingannare dalle sirene dei professionisti della paura e siano trascinate in proteste che hanno il solo scopo di dividere il Paese, di farlo scivolare in una guerra civile. È un rischio troppo alto che non possiamo correre.
Oggi il Paese non è più quello di marzo. Gli italiani non sono più disposti a credere che andrà tutto bene o ad affacciarsi alla finestra per cantare l’inno d’Italia.
Oggi nel cuore e nella mente degli italiani c’è dolore, frustrazione, delusione, paura, ma anche tanta rabbia. Sentimenti che vanno letti, interpretati e compresi. Domande che vanno raccolte.
Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di uno Stato presente, che dialoghi con i suoi cittadini, che sappia infondere fiducia e speranza, recuperando quell'empatia persa da tempo. E che soprattutto sia capace di dire loro: non siete soli.

 
Perché Regione Lombardia non ha imparato nulla dai suoi errori Stampa
Martedì 27 Ottobre 2020

 

Cara Democratica, caro Democratico,

giovedì, insieme alla segretaria Silvia Roggiani, ai consiglieri regionali, Carlo Borghetti, Fabio Pizzul, Carmela Rozza, e al sindaco di Cesano Boscone Simone Negri, abbiamo tenuto una conferenza stampa (che puoi rivedere QUI) per fare il punto sulla seconda ondata di emergenza sanitaria e sulla gestione a Milano Metropolitana da parte della Giunta regionale Fontana.
La sensazione, in questi giorni di grande apprensione per tutte e tutti, è quella di rivivere un terribile déjà vu.
Sono tornate a farsi sentire le ambulanze, si è tornati a parlare di terapie intensive piene, di anziani e personale positivi all’interno delle RSA, di medici e infermieri contagiati. E poi c’è stato l’allarme lanciato dal direttore sanitario dall’ATS Milano, Vittorio Demicheli, che ha rivelato come ormai il sistema di tracciamento sia saltato. In pratica l’Agenzia deputata alla tutela della salute ammette di non riuscire più a controllare e registrare i contagi.

E quando parliamo di déjà vu lo facciamo, purtroppo, riferendoci anche alla gestione di Regione Lombardia.
Sono trascorsi otto mesi dal caso del "paziente 1 di Codogno", eppure la giunta Fontana non ha imparato nulla dai suoi errori e mostra quotidianamente incapacità e impreparazione nel gestire la crisi e nel prendersi cura dei suoi cittadini.
Non si fa altro che parlare di ospedali mentre la sanità territoriale era ed è ancora oggi del tutto sguarnita. Il governo ha istituito e finanziato le USCA (con un fondo di 10 milioni di euro), ovvero le unità speciali di medici e infermieri dedicate alla diagnosi e alla cura dei pazienti Covid a casa. La notizia è che, purtroppo, oggi ne abbiamo meno di quante ne avevamo a maggio. Ne dovremmo avere, su Milano Metropolitana, 65 mentre ne contiamo tra le 12 e le 14. Ancora peggio la situazione degli infermieri di famiglia e comunità, dei quali non c’è neppure l’ombra, nonostante dovrebbero essere 520.
Inoltre, c’è un problema di carenza di medici e la soluzione individuata da Regione Lombardia - di drenare professionisti dalle altre strutture - è sbagliatissima. Vanno subito stabilizzati i precari.

Non va tanto meglio sul fronte case di risposo per anziani e disabili. Come ben sappiamo, a marzo, la Regione lasciò sole le RSA con effetti drammatici. Da allora sono state prodotte svariate delibere e circolari ma quasi tutto è rimasto sulla carta. Palazzo Lombardia ha chiuso le strutture alle visite ma non ha previsto nè un piano di tamponi dedicato né un supporto medico, né tantomeno luoghi alternativi di appoggio, dove isolare e offrire assistenza ai positivi. Servono almeno 5000 al giorno per testare regolarmente ospiti e personale. È necessario fare in fretta e scongiurare il rischio che le RSA e le strutture per disabili diventino focolai senza scampo.

In più scontiamo anche il problema della carenza di medici di medicina generale, i nostri medici di famiglia. Stando a quanto pubblicato in un bollettino da Regione Lombardia, sul territorio di ATS Milano ne mancano ben 216, 56 solo nella città di Milano, e questo vuol dire - potenzialmente - circa 300mila pazienti scoperti. Chiediamo a Regione Lombardia di supportare economicamente gli specializzandi che aderiscono nell'ottica di offrire loro una prospettiva di stabilizzazione in un determinato distretto e di aumentare il numero di borse di studio per la medicina generale. 

In un momento così di grande difficoltà per Milano Metropolitana e per l’Italia tutta, con una curva dei contagi in rapida crescita, crediamo sia necessario offrire la nostra collaborazione a favore dei cittadini, ed è quello che facciamo nelle sede opportune con proposte (come quelle illustrate nel corso della conferenza stampa), che speriamo Regione Lombardia sia disposta ad ascoltare.
Ma, a fronte di questa disponibilità, non intendiamo fare sconti alla giunta Fontana: continueremo a denunciare i ritardi e gli errori commessi, troppo grandi e troppo gravi per passare sotto silenzio.


APPUNTAMENTI 

Anche quest'anno il Partito Democratico milanese ti propone un breve ciclo di incontri formativi dedicati ai principali problemi che un amministratore di un comune può trovarsi di fronte nel corso del suo mandato. I relatori sono tutti amministratori di primo piano dei comuni dell'area metropolitana milanese, in modo da fornirti una formazione che sia il più possibile concreta e immediata. Gli incontri si terranno tutti in orario serale per via telematica. Ti chiediamo cortesemente di mandare una mail per confermare la tua partecipazione a  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. "> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , in modo da poterti inviare di volta in volta il link per partecipare. La serata inaugurale del corso sarà  martedì 27 ottobre alle ore 21 e vedrà  la partecipazione della vicesindaca di Città  Metropolitana Arianna Censi e della segretaria metropolitana Silvia Roggiani. 

 
Siamo il partito dalla parte delle persone, noi unica garanzia del cambiamento Stampa
Lunedì 07 Settembre 2020

 

Carissimi, carissime,

siamo all’apertura dell’anno politico e mi concentrerò su punti che riguardano la vita del Paese e la funzione che il Partito Democratico può esercitare in questo snodo fondamentale della storia italiana.

Viviamo una fase molto intensa e delicata, con un Paese ancora tramortito dal trauma Covid, ma desideroso di reagire e ripartire, e con una serie di impegni e appuntamenti politici di grande rilevanza.

C’è innanzitutto l’urgenza di una risposta adeguata alla violenta crisi socio-economica scatenata dal Coronavirus. In particolare, attraverso un utilizzo virtuoso del Recovery Fund e delle altre risorse messe a disposizione dall’Europa a cominciare dal Mes e di quelle derivanti dalle nostre manovre economiche e finanziare.

L’Europa ha risposto con un dinamismo che molti non si aspettavano. Anzi, alcuni, anche in Italia, le destre sovraniste in primo luogo avevano sperato nella tempesta perfetta per dare un colpo definitivo. Invece c’è stata una svolta fondamentale per chi ha a cuore il progetto europeo e, di conseguenza, per l’Italia. Una svolta che ha visto protagonista il nostro partito e che ora dovrà impegnarci con ancora più energia sul fronte dei progetti da realizzare e dell’apertura dei cantieri su cui concentrare le risorse. Ora è il momento delle idee, dei programmi, delle soluzioni. Questo chiede il PD, e noi stiamo facendo la nostra parte.

C’è poi l’importante tornata elettorale del 20 e 21 settembre. Con il voto in sette Regioni e la scelta di 1.184 sindaci e assemblee comunali. E infine, il referendum costituzionale confermativo del taglio dei parlamentari.

Abbiamo dunque davanti a noi giornate cruciali che dovremo affrontare insieme, per dare le risposte più utili al Paese. Servono allora visione, concretezza e realismo. Dobbiamo andare alla sostanza delle questioni che abbiamo di fronte. Immergerci nella realtà della vita delle persone, consapevoli che le nostre scelte e la nostra capacità di azione peseranno sull’avvenire dei nostri figli.

Grazie a chi in queste ore sta combattendo, nei territori una cruciale battaglia politica. Migliaia di candidate e candidati, militanti, elettori che ovunque si pongono come la più credibile e forte alternativa alla destra.

Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia c’è il nostro Partito Democratico non da solo ma immerso in coalizioni e alleanze civiche, con amministratori, associazioni, partiti ealleati.

Come primo punto, quindi, vorrei brevemente condividere con voi uno sguardo sull’Italia che riemerge dai mesi di paura.

L’Italia è un paese che da tanti anni non cresce. Negli ultimi vent’anni siamo il Paese che è cresciuto meno nell’ambito dell’Unione Europea dopo la Grecia (il PIL dal 2000 al 2019 è cresciuto in Italia del 3,8%; mentre la Media UE27 è stata di +30,4%). Con la contrazione del PIL prevista quest’anno saremo l’unico Paese europeo (insieme alla Grecia) ad avere un PIL inferiore a quello di inizio secolo.

L’italia da anni non riesce a esprimere il suo potenziale, con un serio problema di produttività, al quale il Covid ha dato un ulteriore colpo micidiale.

Non solo ha indebolito il nostro tessuto produttivo, ma ha fatto esplodere in maniera drammatica le disuguaglianze:

–          nell’accesso all’istruzione tra chi aveva connessioni veloci e strumenti digitali per coprire le esigenze di tutta la famiglia e chi no;

–          nell’accesso al lavoro dove i lavoratori più fragili (stagionali, precari, lavoratori in nero) sono stati i primi ad essere espulsi, in molti casi anche senza alcuna tutela;

–          nella partecipazione delle donne al mondo del lavoro dove è aumentato il rischio della fuoriuscita delle lavoratrici madri;

–          nell’accesso alla casa dove si sono rese evidenti le difficoltà abitative di molte famiglie e la mancanza di spazi adeguati per poter gestire le esigenze di lavoro e di formazione

  •  nella possibilità per tante imprese di produrre o meno a causa del loro dimensionamento   o connessione.

L’emergenza sanitaria, che dobbiamo ancora superare, ci lascia insomma enormi questioni, che richiedono un impegno totale e collettivo del PD, coraggio, capacità d’innovazione e di proposta politica.

Ecco il senso della nostra presenza e il cuore dell’azione a cui siamo chiamati.

Il PD, in questo scenario così denso di rischi, ma anche così ricco di nuove opportunità, è al governo. Al di là di una polemica che riguarda spesso più i giornali e gli spin politici, siamo percepiti come forza seria, che dà stabilità e affidabilità all’Italia. Dentro e fuori il Paese. A maggior ragione, quindi, oggi difendo la scelta di aver dato vita a questo governo. Una decisione sofferta, anche da me per primo, ma che si è rivelata giusta e lungimirante.

Pesano e non vanno nascoste le difficoltà, le contraddizioni e anche il prezzo che noi abbiamo dovuto pagare in nome della salvezza della Repubblica. Ma una cosa è certa: senza questo governo, non avremmo potuto fronteggiare l’impatto devastante della pandemia

Con i sovranisti al potere, l’Italia avrebbe gestito l’emergenza sanitaria e le sue conseguenze in una drammatica solitudine.  Anche nelle politiche basta guardare ad altri Paesi del mondo, il populismo, il nazionalismo una volta andato al governo genera problemi invece che soluzioni.  Il rapporto conflittuale dei populisti illiberali con l’Europa non avrebbe permesso di ottenere in questi mesi i risultati raggiunti, in termini di risorse economiche e anche di prospettive politiche. Oggi abbiamo un orizzonte diverso rispetto a un anno fa. L’Italia è tornata ad avere una voce e una centralità in Europa. Dall’altra parte c’è chi lavorava per un’Italexit che avrebbe avuto conseguenze disastrose. Loro, i sovranisti, sono i grandi sconfitti in questo tornante della storia. Ma attenzione, c’è un consenso roccioso come sappaiamo basato non sulle proposte, idee e visioni, ma sulla classiaca attidutine a cavalcare, malessere e solitudini. Per questo urgono risposte, e un impegno per ricostruire fiducia intorno a un’idea di Paese nel quale riconoscersi.

E’ ancora dura, durissima, per chi lavora e per chi produce, nelle imprese, nelle industrie, nel commercio e nell’artigianato ma come ha ricordato ieri Roberto Gualtieri l’economia da i primi segnali di ripresa  e ora non dobbiamo essere pigri.

E’ stato questo Governo e il Pd a salvare l’Italia ora occorre serietà, visione, velocità e politiche nuove.

Come ho detto in apertura, la filiera istituzionale del PD – dal commissario europeo Gentiloni ai ministri Gualtieri e Amendola, Sassoli – è un pilastro della nuova Europa che sta nascendo. Una comunità – oggi la possiamo davvero chiamare così – capace di rompere con le politiche di austerità, con gli egoismi e i veti del passato, per aprirsi finalmente alla cooperazione, al rischio comune, alla solidarietà. Non era scontato. Senza di noi non sarebbe stato possibile.

Il Piano europeo per il post-Covid rappresenta probabilmente la novità politica più rilevante degli ultimi anni. Per l’Italia, questa svolta si traduce nell’opportunità di usufruire di 209 miliardi di euro: siamo il principale beneficiario delle nuove risorse. Abbiamo un’occasione storica per modernizzare il Paese e superare i problemi strutturali che hanno frenato per anni le nostre potenzialità. Se tutto questo è stato possibile, è anche perché noi – il PD – abbiamo agito con tutte le nostre forze per questo risultato. Non dimentichiamo che tra gli euroscettici c’era, fino all’altro ieri, anche il M5S. Averli ora dentro un progetto europeo è una nostra vittoria. Altro che forza politica inerte o al rimorchio di altri!

Iniziamo quindi da qui. Dal lavoro fatto. E a partire dai risultati raggiunti e dalle opportunità che si sono aperte, pensiamo alle prove che ci attendono. Sapendo che non possiamo sbagliare. Perché attenzione: non è in gioco un’alleanza di governo né il destino del PD, ma la tenuta della nazione nei prossimi anni.

A cosa serve il PD? Quale è la sua identità?

Il Pd è il partito che intende guidare la transizione ad un’altra Italia. È il partito che risolve i problemi in uno spirito riformatore e realistico. Noi siamo il motore affinché le cose cambino, e cambino in meglio. A noi non basta citare il cambiamento nei tweet vogliamo realizzarlo nella società e nelle condizioni date dalla storia. Perché il compito che abbiamo di fronte non è quello di restaurare l’Italia, ma di ripensarla. Ora abbiamo gli strumenti e le risorse per farlo davvero.

Ecco perché dopo l’emergenza, nella fase della ricostruzione, spetta anche a noi, soprattutto a noi, indicare con chiarezza, nella coalizione di governo, i fronti che riteniamo prioritari. Nell’immediato e per il futuro.

Questa, quindi, è la prima e la più importante delle sfide che dovrà vederci protagonisti: un grande progetto per riedificare il Paese.

Con la consapevolezza che questo grande trauma globale non finirà con il vaccino e che non viviamo una “normale” crisi economica. La pandemia ha accelerato processi che già esistevano – pensiamo solo alla digitalizzazione – e prodotto cambiamenti profondi, che si snoderanno nel corso degli anni e a cui sta proprio a noi dare un governo, una direzione. Se non lo faremo, saranno a rischio le basi fondamentali delle nostre vite: il lavoro, il benessere economico, persino la libertà e la democrazia.

Perché a vecchie diseguaglianze se ne aggiungano di nuove.

Le risorse del Recovery fund vanno utilizzate su progetti credibili, concreti e di valore strategico per rafforzare il tessuto produttivo e del lavoro, la green economy, l’innovazione e la conoscenza, la ricerca e l’università, l’economia della cura, le infrastrutture di trasporto e digitali, quelle sociali e ambientali. E, contemporaneamente, per migliorare la pubblica amministrazione e la giustizia, senza le quali sarà impossibile trasformare questi impegni in realtà.

Per rimettere al centro del nostro modello Paese le donne, la loro forza, il loro ruolo e creatività: non solo evitare nuove discriminazioni ma renderle parte protagonista di una nuova stagione italiana.

Siamo stati gli unici sabato scorso a presentare una prima bozza di contributo per le idee guida del PD sul Recovery Fund. Un documento con le nostre idee e proposte per avviare subito nel Paese la discussione con le forze produttive, sociali ed economiche, sindaci e amministratori in modo da arrivare già a ottobre con l’invio della prima bozza alla Commissione di un quadro chiaro delle scelte che si intendono compiere.

Pochi e chiari obbiettivi strategici per favorire il riscatto dell’Italia con una prospettiva chiara: non dobbiamo tamponare l’emergenza e disperdere in mille rivoli le risorse, ma accompagnare il Paese nel futuro e rendere l’Italia più giusta, giovane, verde e connessa.

La realizzazione di queste azioni ha bisogno di un prerequisito. Per rendere concreta la nostra visione dell’Italia di domani, per realizzare i cambiamenti che vogliamo, dobbiamo cambiare lo Stato. Vogliamo una pubblica amministrazione che dia e chieda più responsabilità, che sia più veloce ed efficace. A cominciare proprio dalla capacità di spesa delle risorse disponibili. Per spenderle presto e bene.

Dobbiamo disboscare la selva normativa che stritola l’Italia, rafforzare la capacità della PA centrale e territoriale di progettare, realizzare e monitorare, accelerare le procedure e garantire tempi certi nel rapporto con lo Stato per chi investe e chi fa impresa.

Dobbiamo favorire un balzo in avanti del nostro sistema produttivo per liberare tutto il suo potenziale e far ripartire gli investimenti. Le risorse europee sono l’occasione per farlo. Per questo dobbiamo indirizzarle con precisione, lavorando insieme al mondo dell’impresa, del lavoro e dell’Università, attraendo investitori nazionali ed esteri, portando dentro la strategia di crescita i grandi attori dell’economia a partecipazione pubblica.

La nostra prima sfida è costruire “ecosistemi industriali” capaci di aumentare la competitività dell’impresa italiana nel mondo. Per farlo va aggredito il nodo del trasferimento tecnologico e della digitalizzazione delle nostre imprese.

Bisogna inoltre favorire la transizione verde delle imprese e investire maggiormente nella formazione continua con un piano straordinario di investimenti per la formazione professionale e i servizi per il lavoro.

Serve una riforma del sistema fiscale per renderlo più snello e più giusto. Stiamo lavorando a una riforma generale dell’Irpef per abbassare le tasse, semplificare gli adempimenti e per eliminare alcune inefficienze. Penso ad esempio al superamento del sistema degli acconti e dei saldi per le partite IVA, un meccanismo che non rispecchia l’effettivo andamento dell’attività economica e non favorisce gli investimenti di questa componente fondamentale del tessuto produttivo italiano. Una strada può essere, ad esempio, prevedere un sistema basato sulla liquidazione periodica delle imposte sui redditi agganciato all’andamento reale dei ricavi.

Occorre su questo una svolta dei democratici: quattro milioni e mezzo di partite Iva non nascondono gli evasori italiani, ma sono piuttosto una grande risorsa che può aiutare a far crescere l’economia, l’occupazione, un micro indotto che è una condizione fondamentale per ricostruire il ceto medio italiano. Questo è il modo anche più diretto ed efficace per aiutare il nord, così colpito dal Covid.

Abbiamo bisogno di infrastrutture moderne, il nostro è ancora un Paese poco unito. Qualità delle reti di trasporto e digitali e disuguaglianze economiche sono direttamente legate. Ecco perché le risorse del Recovery Plan devono aiutarci anche a superare questa situazione.

E così, se la rete ad Alta Velocità ha unito, come mai prima, il Centro ed il Nord Italia, ora va portata nel Mezzogiorno e, in parallelo, vanno rafforzati i corridoi strategici per ‘attraversare’ l’Italia e le infrastrutture digitali.

Dobbiamo supportare lo sviluppo di infrastrutture TLC a cominciare dalla banda ultra larga e 5g in grado di connettere tutti i cittadini. Con una particolare sensibilità per le modalità di utilizzo e la sicurezza dei dati affermando un principio di territorialità anche nel mondo virtuale.

E poi ascoltare i Sindaci i territori gli amministratori. Serve un programma specificamente dedicato al collegamento delle aree interne, che costituiscono una risorsa enorme del nostro Paese; abbandonate per decenni, depauperate, desertificate. Per queste realtà, per intere aree del Paese, a partire dal Meridione, la sfida della rete unica sarà una spinta fondamentale per la rinascita.

Dobbiamo avviare una nuova stagione per la cura del territorio, delle risorse naturali e soprattutto idriche. Questa estate sono tornate le immagini drammatiche un film che in Italia abbiamo visto già altre mille volte: nel varesotto, a Maccagno, un torrente esondato ha ucciso un uomo. Sono esondati l’Isarco e l’Adige, minacciando luoghi abitati e portando alla chiusura dell’Autobrennero. Un mese fa è toccato al foggiano. Ad inizio agosto anche al messinese… Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono fenomeni sempre più frequenti con cui dobbiamo fare i conti e contrastare sul serio. La lotta al dissesto idrogeologico e, insieme, il potenziamento delle reti idriche del nostro Paese sono una priorità assoluta.

E poi la scuola e il sapere. Per noi è il primo e il più importante degli impegni. Sono ormai mesi, che ogni giorno battiamo su questo tasto della riapertura del 14.

 Oggi siamo lontanissimi da un sistema formativo avanzato. L’Università italiana è ancora ‘a macchia di leopardo’, le eccellenze dei nostri centri di ricerca non sono in grado di esprimere tutto il loro potenziale. Il Recovery Plan è l’occasione per un investimento che cambi le cose, che modernizzi questo perno essenziale dell’essere cittadini e della competitività italiana.

Il programma per la Scuola deve comprendere iniziative per valorizzare il ruolo dei docenti e del personale amministrativo. Per potenziare le infrastrutture tecnologiche e digitali. Per ammodernare, mettere in sicurezza, digitalizzare e rendere efficienti dal punto di vista energetico gli edifici scolastici. Per combattere la povertà educativa l’obiettivo di cui il PD si fa portatore nel Governo è azzerare i costi dell’istruzione a tutte le famiglie con redditi medio/bassi, rendendo mensa scolastica, trasporto pubblico, tasse universitarie e libri di testo gratuiti, per ridurre le diseguaglianze di partenza e favorire un processo di apprendimento continuo.

Non dimentichiamolo: al Recovery Fund è stato dato non a caso il nome di Next Generation EU. Questa è la necessità più impellente di questo tempo: ridare una speranza e un futuro ai giovani di oggi e di domani. L’Italia deve investire di più sui giovani. Per questo il PD anche qui unico partito che ha proposto un Patto giovani con alcune idee per dare una concreta possibilità di emancipazione alle ragazze e ai ragazzi italiani:

–          decontribuzione per i primi 3 anni di lavoro per avere stipendi più alti,

–          prestiti a tasso zero per sostenere i loro percorsi formativi, professionali e imprenditoriali.

–          un grande Piano per il diritto alla casa dei giovani, che preveda per l’affitto il coinvolgimento delle Ater e per l’acquisto, garanzie statali fino all’80% per il finanziamento dei mutui sulla prima casa, per i giovani con contratti a tempo determinato. Lo abbiamo fatto per i prestiti alle imprese perché non farlo anche per l’acquisto della prima casa? Perché un ragazzo che vuole comprare una casa deve per forza piegarsi alla richiesta, anche umiliante, di chiedere la firma ai genitori che a loro volta magari devono scegliere tra due figli quale aiutare e quale no?

Queste proposte le porteremo in Parlamento e dovranno essere un pilastro del progetto del PD per la nuova Italia.

Dovremo impegnarci, inoltre, per la costruzione di una nuova sanità. Lo dobbiamo, in primo luogo, alle migliaia di lavoratori del sistema sanitario nazionale che in questi mesi ci hanno messo anima, fatica fisica e competenze per salvare la salute degli italiani. Il servizio sanitario ha mostrato nell’emergenza COVID tutto il potenziale umano che ha dentro. E la sua importanza per i cittadini. Il Programma per la Sanità ha priorità chiare. Una rete ospedaliera più forte. Le risorse devono essere utilizzate per investire nel potenziamento e nell’ammodernamento del nostro sistema sanitario: ospedali, ma anche tecnologie digitali, rilancio strategico della presenza sui territori, prevenzione, ricerca, creazione di posti letto strutturali, anche in terapia intensiva.

Il progresso tecnologico deve diventare parte sempre più essenziale del servizio sanitario, mettendo in rete tutti i poli sociosanitari per la trasmissione di dati e per la telemedicina, la televisita e il telemonitoraggio. Monitorare a distanza, ed intervenire in caso di scompensi. Questi investimenti devono rafforzare i servizi di prevenzione e integrare le politiche sanitarie e quelle sociali. Il rafforzamento della resilienza del settore sanitario ha al suo centro le persone. Per questo il programma vede tra le sue priorità azioni di valorizzazione del personale sanitario. Ecco i motivi per cui l’Italia deve utilizzare il Mes. Una linea di credito molto vantaggiosa per finanziare la sanità che è uno dei pilastri, non un costo, della rinascita italiana.

Dal Recovery Fund, dal Sure, dal MES, dalla nuova Europa, quindi, nuove opportunità per l’Italia. E un grande impulso per il rilancio del progetto comunitario che dovrà vederci ancora impegnati nei prossimi mesi. Consapevoli che i pericoli per l’Europa sono ancora molti, sia dal punto di vista geopolitico che da quello economico. Il PD continuerà con Paolo, con Enzo, con Roberto, con i suoi dirigenti, ma anche con i suoi amministratori, presidenti di Regione, sindaci, a combattere per l’Europa unita, giusta e solidale.

Ma il nostro sguardo non può essere puntato solo verso Bruxelles.

Abbiamo anche il dovere di farci portatori, nel Paese e proprio in sede comunitaria, di soluzioni per affrontare quel mare in tempesta che è diventato il Mediterraneo. Un grande spazio geopolitico attraversato da conflitti, disordini permanenti e dal dramma umano dei flussi migratori che rischiano di diventare difficilmente gestibili. Diciamocelo: la presenza italiana è allo stato attua si è troppo indebolita. Ma questo è il nostro mare, e non possiamo permetterci di precipitare in un cono d’ombra o rischiare di diventare semplici spettatori. O abbandonare alla solitudine chi dall’altra parte del mare lotta per la libertà e i diritti umani, magari pagando addirittura con la vita.

Stare di più nel Mediterraneo significa sviluppare forti relazioni culturali e interreligiose. Aumentare la nostra capacità negli scambi commerciali, stabilire intese bilaterali di reciproca convenienza non solo economica, ma anche nel campo della ricerca, dell’università, del rinnovamento delle tecnologie. E infine starci di più significa riprendere il filo di una coerente politica estera nei confronti di questi paesi così in difficoltà, a partire dalla Libia, e dalla Tunisia, che vive una delle più gravi crisi economiche e politiche della sua storia. Realtà e drammi dei quali non possiamo continuare ad accorgerci solo quando sbarcano migranti a Lampedusa. Perché è naturale che sia l’Italia la prima terra che hanno di fronte gli Stati che si affacciano nel sud del Mediterraneo. Il nostro Mezzogiorno è il loro primo approdo, una sorta di grande banchina verso l’Europa e verso un futuro qualunque ma, certamente, migliore del loro presente. Il PD è la forza politica in Italia che può dare un impulso significativo al pieno coinvolgimento dell’Europa per un nuovo equilibrio mediterraneo che torni a fare politica in Africa, a pretendere il rispetto dei diritti umani, a investire in sviluppo e a rimuovere alcune delle ragioni che spingono migliaia di uomini, donne e bambini a consegnarsi ai trafficanti di vite senza scrupoli.

Affrontare queste sfide significa dare significato e identità al Pd tenendolo lontano dalla sola tattica o manovra politica, spesso ripetitiva e confusa. Quello che vogliamo è un PD impegnato, al contrario, nei processi reali dai quali trarre, sulla base dei propri valori, il suo profilo e la sua forza.

Ecco perché in tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia con orgoglio possiamo dire che il PD è di nuovo il pilastro principale con le sue alleanze dell’alternativa più credibile alle destre.

Noi abbiamo lottato per costruire ovunque e non nelle ultime settimane, alleanze rivolgendoci anche alle forze che sono con noi al Governo. Lo abbiamo fatto perché pensiamo che se c’è un governo politico a livello nazionale, sia naturale riproporlo anche nei territori. Non dico sempre, ad ogni costo, ovunque, perché le specificità le abbiamo sempre sapute valutare. Tuttavia, è paradossale che delle forze che affrontano insieme la sfida del governo o una prova enorme come l’emergenza Covid poi escludano di unirsi nei territori. Come se le battaglie da affrontare non fossero le medesime. Come se il punto di caduta di tutte le azioni che stiamo lanciando al livello nazionale ed europeo non fosse proprio la vita delle persone nelle regioni e nelle città italiane. Noi pensiamo che un progetto politico, per funzionare, debba essere coeso e coerente. Per questo le alleanze.

Il dibattito su aggettivi come strutturale, strategico è ridicolo e nasconde contraddizioni logiche non nostre.

E’ fin troppo ovvio che ogni scelta per il Pd viene presa dai territori. E questo gruppo dirigente nazionale si è messo sempre e solo al servizio delle richieste che venivano dai Comuni e dai candidati Presidente e non da ora. Ma in molti territori l’alleanza non si è voluta fare, non certo per nostra responsabilità. E lo voglio ribadire, questa scelta è stata un errore. Questo significa che noi dovremo essere unitari due volte. Per noi e per gli altri.

Noi ci siamo. Non ci fermiamo. Non abbiamo paura. Il PD è l’unica forza di maggioranza che compete su tutto il territorio nazionale. Siamo noi, ovunque, i portatori di un progetto riformista e l’unica alternativa possibile alle destre. Sui risultati inutile azzardare previsioni. Quello che invece già oggi è evidente, tuttavia, è che ogni altra candidatura al di fuori di queste alleanze è velleitaria: nessun candidato fuori dalle alleanze che abbiamo costruito ha la minima possibilità di affermarsi. Per questo ora è importante unire le persone, un elettorato che diviso perde se si unisce può vincere. Io sono comunque fiducioso, per la qualità dei nostri candidati e perché, come è successo con la mia elezione nel Lazio o in Emilia-Romagna a gennaio, le persone sanno scegliere, anche esercitando la possibilità del voto disgiunto e “utile”. Attenzione, si definiscono di “centrodestra” ma in realtà in molte regioni c’è stato un mutamento dell’asse politico e sono in campo progetti e programmi della destra estrema.

Siamo presenti ovunque, anche nei comuni, con i nostri candidati sindaci e alle assemblee comunali, con i nostri militanti che stanno combattendo strada per strada, piazza per piazza. Queste donne e questi uomini del Partito Democratico sono una forza civile, calma e determinata, a cui dobbiamo gratitudine e rispetto. Donne e uomini, ragazze e ragazzi che andranno ripagati con una maggiore rappresentanza nel nostro partito.

Lo dico con l’esperienza e la consapevolezza di tanti anni da amministratore. In questo momento, e soprattutto dopo l’esperienza del Covid, promuovere ed affermare le realtà locali è vitale. Molta della forza del Pd viene da questa rete di amministratori in prima linea, che lavorano spesso in condizioni di grande difficoltà finanziaria, ma con la passione civile di chi crede di poter essere utile e con un impegno quotidiano straordinario. Loro sono il principale baluardo contro la ventata populista e antidemocratica che ha soffiato in questi ultimi anni.

L’affermazione di questa rete straordinaria di persone nelle città italiane deve essere una spinta fondamentale per il futuro del nostro partito.

Ora però faccio un appello, per le prossime due settimane, ripulite le agende da impegni personali, riunioni a volte inutili o che si possono rimandare. Tutto il gruppo dirigente sia coprotagonista al fianco delle candidate e dei candidati nelle Regioni nei territori.

Ieri ho letto che un esponente della destra ha detto deve finire 7 a zero. Il Pd con le sue alleanze lo impedirà chiamando le persone gli elettori a combattere uniti perché il nostro elettorato è già molto più unito dei suoi vertici.

In Italia e nel mondo, fatemi esprimere la  nostra vicinanza agli oltre 6 milioni di cittadini italiani residenti nel mondo e che in maniera particolare nel continente americano stanno affrontando situazioni difficilissime a causa della pandemia anche in vista della necessità di partecipare al prossimo voto e siano certi faremo di tutto affinchè sia garantita anche in futuro un adeguata rappresentanza dei nostri concittadini e vengano rafforzati i loro organi di rappresentanza, dando seguito alle proposte già elaborate dal nostro partito all’estero.

Il 20 e il 21 si voterà anche per la consultazione referendaria sul taglio dei parlamentari. Su questo punto si è aperto un dibattito nel nostro partito, molto acceso e a volte  con qualche pretestuosità. Non sono stato io a porre il tema del taglio dei parlamentari, e la contestualitàdi operare un processo di riforma e provvedimenti a tutela della rappresentanza e funzionalità delle istituzioni. Siamo stati noi, il Pd unito a dire SI e poi l’intera maggioranza che lo hanno voluto inserire nel patto per dare vita al governo.

Il Partito Democratico è una forza leale e sta rispettando l’accordo di governo nato con il favore di tutti gli alleati solo un anno fa. L’obiettivo era quello di far ripartire un’azione riformatrice nel Paese e di salvare l’Italia da una destra estremista e irresponsabile. Ci siamo tutti convinti nel settembre 2019 e, a maggior ragione, dovremmo esserlo anche nel settembre del 2020. A molti osservatori esterni dico troppo facile riconoscere i meriti della ricollocazione in Europa, della conquista del Recovery Plan e della gestione positiva del COVID per poi nascondersi quando si devono fare scelte più difficili, cercando di scaricare i limiti sull’unico partito che è vero argine alla destra in ogni area del Paese.

La proposta di legge elettorale depositata dalla maggioranza è in questo senso un buon testo, figlio di mesi di lavoro. Dobbiamo ripartire da lì. Ascoltando le opposizioni, ma anche le forze sociali e i territori, a cominciare dai sindaci e dai presidenti di province e regioni. Possiamo garantire rappresentanza e governabilità.

Certamente il tema posto dal referendum è molto complesso.

Credo tuttavia che la prima cosa importante da fare è concentrarsi sul “testo” e non sul “contesto” come ha suggerito in modo autorevole Michele Ainis.

C’è un sovraccarico di politicizzazione che, da una parte e dall’altra, prevedono scenari catastrofici.

Per chiarezza.

Certo che problemi ci sarebbero ma non sono affatto convinto che se dovesse prevalere il No cadrebbe il governo o peggio che i tutti i suoi sostenitori si nasconda questo obiettivo. Parliamo di diversi livelli che debbono mantenere una loro autonomia.

Così come mi pare generico ed anche un pò strumentale prevedere che dalla vittoria del Si scaturirebbe un vento inarrestabile di demagogia, populismo e anti parlamentarismo.  Un pericolo per la democrazia. Non credo sia cosi’.

E se abbiamo un ruolo è anche quello di ricondurre la questione entro i suoi confini naturali.

La discussione sul numero dei parlamentari è del tutto legittima.

Se ne è discusso durante la costituente. E la discussione è stata condotta con argomenti diversi, in modo ragionevole.

In sé il numero dei parlamentari non testimonia maggiore o minore democraticità delle istituzioni del Paese.

Molti paesi europei, nel mentre in Italia c’è il referendum, stanno discutendo la riduzione del numero dei propri parlamentari.

Sappiamo  anche che il pd è stato tradizionalmente per la riduzione dei membri del parlamento, il tema è il processo di riforma che lo accompagna.

Ci sono questioni che riguardano la funzionalità, un più pieno coinvolgimento dei singoli deputati all’attività legislativa, una maggiore rapidità dei lavori parlamentari.

Naturalmente tante preoccupazioni che giungono anche dentro il Pd, da coloro che sostengono il No, sono perfettamente legittime e segnalano preoccupazioni reali.

La prima riguarda un possibile cedimento ad una intollerabile campagna di delegittimazione della rappresentanza democratica che da anni è in atto.  In tutta la mia vita, da amministratore, non ho mai ceduto, anche perdendo battaglie alla incultura dell’antipolitica.

Purtroppo a volte invece in passato dei cedimenti ci sono stati. Ricordo alcune argomentazioni nel referendum che perdemmo, che apertamente richiamavano alla necessità di ridurre i politici.  Ma anche leggi che noi in passato abbiamo approvato e che io non ho mai condiviso e alle quali dovremo rimettere mano come quella che vieta ad un amministratore solo perché ha fatto l’assessore, per anni di non poter avere una nomina  pubblica quasi fosse una colpa servire lo Stato.

Ora invece è il momento in cui la politica deve risollevare il capo, deve tornare il motore delle decisioni, deve regolare, attutire e umanizzare uno sviluppo, che come ricorda ripetutamente Papa Francesco, rischia di dimenticare gli ultimi, i più deboli, le famiglie più esposte.

Ecco perché mentre indico nell’organismo dirigente l’opzione di votare Si al referendum, so che dovremo farlo  respingendo le argomentazioni banali e pericolose di chi motiva tale scelta perché essa farebbe risparmiare soldi allo Stato. Le risorse risparmiate sono minime e comunque, per quanto ci riguarda, non sono l’elemento preponderante della nostra scelta. Si, per riaprire una stagione di riforme , sempre bloccate.

La ragione risiede nel fatto che questo primo atto di riforma si collega ad altri che si debbono realizzare subito e sviluppare nel futuro della legislatura.

Se si tagliano i parlamentari come io credo sia giusto, occorre un riequilibrio nella rappresentanza. Che va garantito, lo abbiamo spiegato tante volte, con una nuova legge elettorale proporzionale e con uno sbarramento che la corregga in senso maggioritario, con il voto ai diciottenni per camera e senato, con il ridisegno dei collegi, con la diminuzione dei rappresentanti delle regioni nell’assemblea che elegge il presidente della Repubblica ed infine con una serie di riforme dei regolamenti che vanno adeguati, appunto, ad un parlamento ridotto.

In questi mesi abbiamo spinto in tutti i modi perché camminassero insieme il “Sì” al referendum con un processo riformatore più ampio e riequilibrante. Non è stato facile. Ma seppure in tempi più lunghi di quelli che noi auspicavamo, finalmente nella commissione parlamentare competente si sono decisi alcuni impegni con estrema chiarezza.

Il processo riformatore anche grazie alla nostra iniziativa è ripartito: martedi 8 gennaio è fissato il voto alla Camera sul testo base della legge elettorale. Il ddl Fornaro sarà votato alla Camera il 25 gennaio contenente il cambiamento della base di elezione del Senato per tutelare il pluralismo e il riequilibrio dei delegati reginali nell’elezione del Capo dello Stato. Giovedi ci sarà in aula al Senato la seconda votazione sulla base elettorale  degli aventi diritto al voto.  E’ ripreso l’impegno verso un processo di riforma che prevede intorno al sistema del cancellierato  strumenti come la sfiducia costruttiva.

 E sufficiente? Dipenderà dalla forza della battaglia politica. Per questo faccio mia e vi propongo l’iniziativa,  l’idea lanciata oggi da Luciano Violante di accompagnare alla campagna per il referendum con una raccolta di firme  per una proposta di inziativa popolare per il bicameralismo differenziato.

Sarà sicuramente un modo, pur con scelte diverse che ci saranno, di unire il Pd in una proposta di riforma e di spiegare e dare forza al nostro profilo.

Quindi io propongo alla direzione del partito di assumere l’orientamento del Si, circoscrivendo la portata della scelta al “testo” sottoposto agli elettori e integrando nella nostra battaglia tante delle preoccupazioni, dei suggerimenti, delle sollecitazioni che nel dibattito interno al partito tra i sostenitori del No e quelli del Si sono emerse. Arricchendo, per certi aspetti, l’approfondimento dei problemi e, per la maggior parte dei casi,  salvaguardando quella solidarietà che in questi mesi è stata così ampia nei nostri gruppi dirigenti e che ha portato ad un’azione  unitaria che ritengo un nostro bene prezioso. Potranno esserci scelte diverse, ma noi democratici, tutti difendiamo la Democrazia.

Si può obiettare, è stato fatto pubblicamente che questi sono solo impegni, promesse, parole. E che quindi per precauzione dovremmo sostanzialmente respingerle e votare No.

Ma la politica è anche fatta di tutto questo. E se la maggioranza unitariamente determina degli obbiettivi, non siamo più nella fase iniziale di questo governo dove per certi aspetti era più semplice da parte dei nostri alleati rimandare o anche contraddire apertamente i patti stabiliti all’avvio del governo Conte due. Oggi siamo ad una stretta più generale che riguarda la sopravvivenza stessa dell’esecutivo.

E tutti hanno responsabilità molto più gravi e grandi.

Ricordiamo: noi stiamo al governo finché questo governo fa cose utili. Perché se si dovesse arrivare al punto nel quale troppi quesiti restano ancora aperti e la situazione della Repubblica dovesse drammaticamente peggiorare, allora un nostro ulteriore impegno sarebbe inutile, e ne dovremmo prenderne atto con le necessarie conseguenze.

Ma non siamo a questo. Anzi io avverto che con le sfide nuove che abbiamo si può aprire una fase nuova e di rilancio dell’alleanza politica che sostiene Conte.

La fase nuova consiste esattamente in questo: prendere il meglio da tutte le forze politiche, costruire maggiore dialogo e fiducia fra di esse, lavorare sui punti di incontro affinché essi si realizzino in un programma di cose da fare preciso e attuabile rapidamente.

È l’esatto contrario di una visione rinunciataria sul ruolo del PD.

Lo voglio dire con la massima chiarezza. Questo non significa affatto che il Partito democratico rinunci a una sua vocazione maggioritaria, nel senso di una proposta larga, unitaria, aperta agli italiani. Semmai il contrario. Significa prendere atto che il cammino di una nostra ripresa è lungo e che per non soffocare la vocazione maggioritaria in un isolamento borioso e stizzito occorre saperla esprimere, in un processo, seppure tumultuoso, che si realizza nel paese, che conta, influenza e allarga.

Quando si dice che questa linea sarebbe la rinuncia ad una grande forza democratica e riformatrice e la subalternità agli altri, si dice una cosa non vera. Evidentemente non vera. Noi cresceremo solo se la nostra proposta politica al paese potrà marciare, anche con mille difficoltà, ma nella dimensione reale. Che allo stato attuale presuppone, non l’isolamento, piuttosto la sfida unitaria con gli altri.

È stato un anno difficile ma con importanti risultati. Le difficoltà ci sono, certo. Ma io continuo a credere al dialogo, alla battaglia delle idee, alla sfida delle intelligenze.

Io sento una responsabilità enorme e fino all’ultimo terreno su cui si può esercitare il cambiamento, sono per non distruggere ma per tentare, e ancora tentare di costruire.

Alla fine la scelta fondamentale è molto semplice: vogliamo continuare a combattere per superare le difficoltà dentro ai processi reali di governo della società italiana? Vogliamo esprimere la nostra vocazione maggioritaria non nell’isolamento ma nell’azione concreta che l’Italia ci chiede? Vogliamo continuare ad essere un punto di riferimento di stabilità e rinnovamento della nazione? Oppure consideriamo la partita persa.

Aprendo la strada così alla elezioni politiche anticipate o ad un governo di tutti, che umilierebbe ancora una volta inevitabilmente la politica e i nostri più sinceri ideali di cambiamento.

Credo che dobbiamo tentare ancora. E ancora tentare.

Come stiamo facendo nella nostra battaglia prioritaria per la conquista del governo delle regioni.

Vacillare in questo momento non aiuterebbe le forze democratiche in campo. Creerebbe uno sbandamento. Seminare dubbi quando si sta in trincea è la premessa di ogni Caporetto.

Tenere, consapevole delle difficoltà, la barra dritta è il modo migliore per combattere la nostra partita. E quando dico nostra non intendo quella del Pd ma quella della parte migliore della Repubblica che non si vuole piegare ad un declino anti europeo, di intolleranza e di populismo autoritario.

Tutti siamo d’accordo che la grande missione di questo tempo è garantire un futuro ai ragazzi e alle ragazze italiane. Nelle condizioni date non dobbiamo cedere il passo per il raggiungimento di questo obiettivo. Avverrà nella lotta politica quotidiana ma li dobbiamo stare per correggere e condizionare gli eventi, per questo cominciamo a dare fastidio a molti perché siamo la garanzia del cambiamento, perché siamo il partito dalla parte delle persone.

 
Cara Democratica, caro Democratico, Stampa
Lunedì 07 Settembre 2020

 

Cara Democratica, caro Democratico,

eccoci di ritorno dalla pausa estiva.
Prima di salutarci, a luglio, ti avevamo parlato di “Ricomincia con noi”, la maratona di eventi online e dal vivo, in programma dal 2 settembre al 2 ottobre a Milano.

Martedì la nostra segretaria Silvia Roggiani ha presentato il programma in diretta su Facebook spiegando anche come e perché è nata questa iniziativa.

L'emergenza sanitaria del Covid19 ci ha spinto a compiere la scelta di annullare il consueto appuntamento della Festa de l'Unità, ma al tempo stesso non abbiamo voluto rinunciare a organizzare momenti di dibattito e confronto su temi che ci riguardano da vicino, dalla sanità al lavoro, dalle trasformazioni urbane alla mobilità, dallo smart-working alla sicurezza.

Un mese di politica, attualità e cultura con esponenti del Governo, eurodeputati, parlamentari, senatori, sindaci e amministratori del Comune di Milano, con cui ragionare sul presente e progettare il futuro.

A proposito di presente, la priorità assoluta di questi giorni è la scuola e la ripartenza in sicurezza per decine di migliaia di bambini e ragazzi. Ecco perché abbiamo deciso di inaugurare il palinsesto parlando proprio di scuola, con la vice-ministra dell'Istruzione Anna Ascani, in collegamento sulla nostra pagina Facebook (puoi rivedere qui la diretta).

Gli eventi in programma sono davvero tanti, oltre settanta, e spaziano da dibattiti su questioni di rilevanza nazionale a incontri nei quartieri con i nostri amministratori locali. Tutti avranno una copertura online e potrai seguirli sulla pagina Facebook del PD Milano Metropolitana, mentre alcuni si svolgeranno dal vivo e, per parteciparvi, sarà necessario registrarsi sulla piattaforma Evenbrite inserendo il titolo dell'evento che si intende seguire.
Non mancheranno poi alcuni momenti conviviali, come la cena alla Festa dell'Arci Olmi, domenica 13 settembre, e di svago con il torneo di calcetto, sabato 12, a partire dalle 19. Se non fai già parte di una squadra puoi iscriverti come singolo e verrai inserito in una delle squadre già formate; per prenotarti scrivi o chiama Francesco al 3394169733.

Ci fa piacere segnalarti in particolare alcuni appuntamenti di questo mese: martedì 15 parleremo di lavoro e smart-working con il sindaco Giuseppe Sala e Marco Bentivogli; la sicurezza sarà al centro dell’evento di venerdì 18 con la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e don Gino Rigoldi, mentre di mobilità e trasporti parleremo mercoledì 23 in compagnia della ministra Paola De Micheli; sabato 26 parliamo di ripartenza a partire dalle donne con la presidente del PD Valeria Cuppi, mentre lunedì 28 affrontiamo il tema Nord e Sud con il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e il ministro Beppe Provenzano; per finire il segretario Nicola Zingaretti, mercoledì 30 settembre. Tutto il programma lo trovi sul nostro sito  MailScanner ha rilevato un possibile tentativo di frode proveniente da "news.pdmilano.net" www.pdmilano.it

Il PD Milano Metropolitana anche in un momento così complesso per Milano e per l'Italia, ha dimostrato di essere una comunità pronta a rimboccarsi le maniche e a impegnarsi per affrontare i problemi del presente e costruire le risposte da mettere in campo, con grande passione ed entusiasmo.

Adesso tocca a te: ricominciamo insieme!

Quel grande balzo in avanti della città
Leggi l'intervento della segretaria Silvia Roggiani pubblicato da Repubblica Milano. 

Negli ultimi dieci anni Milano ha vissuto un vero e proprio cambiamento epocale. Una trasformazione che è riuscita a coniugare la capacità di scalare classifiche internazionali, attrarre talenti, investimenti e grandi eventi con un volto e un cuore profondamente umano. Da capitale della moda e della finanza, ha saputo guadagnarsi spazi e traguardi nuovi diventando la Milano dei diritti e della solidarietà, dell’inclusività e dell’accoglienza...(continua a leggere).

 



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