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COMMENTO DI LORENZO BORLA Stampa
Venerdì 24 Febbraio 2012

Il gruppo Genia nel suo insieme era tecnicamente fallito già alla fine del 2009. Nessuna azienda con un fatturato modesto e modesti margini come aveva il gruppo Genia era in grado di sostenere il peso di 70 milioni di debiti verso banche e fornitori, un costo per interessi superiore a 3 milioni e un costo del personale superiore a 5 milioni. Il Cda nominato a fine novembre 2009 è riuscito a tenere in piedi il gruppo Genia facendo i salti mortali, riducendo costi e spese, ricollocando parte del personale eccetera. Ma di più, senza un aiuto esterno, non poteva fare. La prima botta micidiale al nostro gruppo è venuta, ad opera del Commissario prefettizio, dalla sottrazione dei servizi che Genia forniva al Comune.

La seconda botta micidiale è venuta a Genia Energia dal rifiuto di Eni, all’inizio di ottobre 2011, di effettuare ulteriori forniture di gas. Questo ci ha costretto ad affittare il ramo di azienda di Genia Energia relativo alla vendita di gas (ed energia elettrica) alla società Eas. Restavano però in ballo circa 20 milioni di debito verso l’Eni, la quale Eni ha rifiutato l’ipotesi di una ristrutturazione del debito se prima non gli venivano pagate le forniture dell’inverno 2010/2011. Questa disponibilità, di circa 6 milioni, Genia purtroppo non l’aveva. Va detto però che abbiamo fatto presente, fin dal piano di risanamento del marzo 2009, che questa era la somma che sarebbe servita per tenere a galla la società. Proprio questa richiesta aveva scatenato nel corso del 2010 una guerra senza quartiere da parte della burocrazia del Comune. Innumerevoli volte abbiamo segnalato che senza questa somma (che avrebbe tra l’altro risarcito Genia delle opere effettuate per il Comune e mai pagate) non sarebbe stato possibile tenere in piedi il gruppo Genia, e che il rischio era il fallimento. Il decreto del Tribunale di Lodi è l’epilogo di questa storia.